venerdì 23 febbraio 2007

Gothic Lolita e style a Tokyo

Stavolta parlo dell'abbigliamento giapponese ( soprattutto a tokyo, visto che ad haraijuku si concentra principalmente il fenomeno del gothic lolita).
Di articoli su questo stile ne ho letti tanti, migliaia, forse troppi.
Alcuni riportavano il significato di questo particolare stile, semplicemente per quello che è; altri si ostinavano a ridicolizzare la scelta di particolari abbinamenti di colori, di abiti da "bambola" e troppo "dark".
" Solo i giapponesi potevano fare una cosa del genere"
E' uno dei tanti commenti che ho letto a riguardo.
Io invece ammiro i giapponesi: possono andare in giro vestiti come vogliono, senza pregiudizi, camminando a testa alta insieme alla propria compagnia, fieri di essere quello che si è.
Ci sono molte persone in tutta italia a cui piace questo stile, ma quasi nessuna esce di casa agghindata da Gothic Lolita, è perchè? la risposta è semplice: la derisione.
Per quanto una persona possa essere fiera delle proprie scelte, orgogliosa dell'abito che si indossi, un abbigliamento come quello che si può tranquillamente vedere nel parco nipponico, nn sarà mai visto di buon occhio. Sarà sempre additato negativamente, ed è ovvio che a nessuno fa piacere quando tutti gli sguardi maligni sono rivolti verso di te.
I giovani giapponesi sono costretti in uno stile di vita dalle solide tradizioni, con scuole rigorose dalle severe regole ( l'uniforme obbligatoria, il divieto di portare braccialetti, orecchini, collane....la durezza dell'insegnamento, e il fatto che non esita un rapporto tra studente e insegnante).
Sono costretti ad essere delle bambole per mezza giornata, per cui, ogni qual volta possono farlo, esprimono la loro vera personalità, vestendosi a piacimento.
E se essere se stessi vuol dire ostentare il proprio guardaroba, se gridare al mondo intero come si è veramente dietro a questo stile "lolitoso-dark", riesce a rendere felici almeno per un pomeriggio questi ragazzi, allora io dico che se è giusto per loro, se veramente li rende felici, io sono felice per loro.
Non è un fenomeno da baraccone, non è una vetrina per i turisti.
Non è "l'ennesima trovata giapponese".
E' semplicemente un mondo diverso dal nostro, con una concezione completamente opposta.
E' il Giappone, con le sue tradizioni e la sua società.
Ed è bello proprio per questo.

domenica 11 febbraio 2007


Spero che con questo blog riusciremo a fare qualcosa...almeno in parte, anche solo pochissimo...ieri sono passata in Paolo SaRPI, figuriamoci, c'erano sempre quelli con il banchetto contro i cinesi. Su VIVEREMILANO ho trovato dei commenti molto duri contro i cinesi, ma la cosa che mi più ha spaventato(oltre all'ignoranza di ciò che era stato scritto) era la quantità di persone che la pensano allo stesso modo...riporto sotto il commento lasciato da me.


"Non sono i cinesi che non si vogliono integrare, siete voi che non li volete. Partite tutti dagli stessi stereotipi razzisti che gli italiani hanno sempre attribuito ai cinesi. Passo in Paolo Sarpi ogni settimana per trascorrere lì il sabato pomeriggio, cosa che mi rende veramente felice. Ci abita anche la nonna di una mia cara amica e perfino lei, a dispetto di tutte le altre persone di una certa età che vivono in paolo sarpi, è contenta del posto in cui vive. Se voi non aveste trattato male i cinesi fin dall'inizio, magari loro avrebbero cercato di integrarsi con voi. Quanti ragazzi vengono tagliati fuori perchè hanno gli occhi a mandorla, e i lineamenti diversi dai nostri? Paolo Sarpi non è una minaccia, è solo l'unico luogo dove i cinesi possono sentirsi a casa, visto che il resto della città li disprezza. incominciate ad essere gentili con loro e vedrete quanto i cinesi siano persone educate e gentili.Spero che un giorno il razzismo contro di loro finisca"


Che dici, Vera? cara socia mia....ce la faremo?? dopo quello che mi hai detto che hanno fatto da te ho mooolti dubbi..ma noi terremo duro!